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Reflusso gastroesofageo, molti ce l’hanno pochi lo sanno

Un problema difficile da scoprire, perché i suoi sintomi non sempre sono chiari colpisce 4 italiani su 10

Bruciore allo stomaco, rigurgito, difficoltà di digestione. Sono i sintomi classici del reflusso gastroesofageo, un problema con cui quattro italiani su dieci hanno dovuto fare i conti almeno una volta nella vita.
Per la metà di queste persone, il rischio della più tipica delle complicanze, l’esofagite, è sempre dietro l’angolo. Per non parlare di un sospetto su cui la comunità scientifica sta lavorando da tempo: la possibilità che la malattia da reflusso e il tumore dell’esofago vi sia una relazione. Leggi: Ulcera:come scoprirla prima che sia tardi.

Molti ignorano, però, che anche tosse, laringite e asma, a prescindere dai disturbi stagionali, possono trasformarsi in campanelli d’allarme della malattia. Dunque è necessario tenerle sotto controllo e rivolgersi al medico quando diventano croniche. Leggi anche: Stomaco: I 10 peggiori nemici da combattere.

Il paziente tipo: uomo over 50



Per molti anni gli esperti di tutto il mondo hanno discusso sulla necessità di una definizione unica di malattia da reflusso gastroesofageo, allo scopo di poter condividere le esperienze e i risultati ottenuti studiando una patologia che colpisce da Nord a Sud, da Est a Ovest. Solo nel 2005 si è giunti alla stesura della definizione di Montreal, oggi universalmente riconosciuta.

“La ‘Malattia da reflusso gastroesofageo (Mrge)’ colpisce senza distinzioni uomini e donne”, ha spiegato Nimish Vakil, docente della facoltà di Medicina dell’università del Wisconsin (Usa), durante un recente convegno romano sull’argomento, organizzato dalla casa farmaceutica Astra Zeneca che produce farmaci contro il reflusso.

“Soprattutto dopo i 50 anni e con una particolare prevalenza di casi più gravi fra il ‘sesso forte’, che detiene dunque il triste record di complicanze legate al disturbo. Si verifica quando lo sfintere esofageo inferiore (Les) lascia ‘passare’, perché scarsamente tonico o malfunzionante, il contenuto dello stomaco nell’esofago.
Spesso però il paziente avverte disturbi che non riesce a collegare direttamente a questa parte del corpo, e si rivolge in molti casi agli specialisti sbagliati, sottoponendosi a un estenuante percorso prima di arrivare a ottenere le cure giuste”.

Lo stile di vita conta, ma non più di tanto



“Spesso si deve intervenire con i farmaci”, ha detto ancora il professor Nimish Vakil. “Anti H2 che inibiscono parzialmente la secrezione acida gastrica, inibitori della pompa protonica che invece bloccano questa secrezione, protettori della mucosa esofagea che formano una pellicola ‘isolante’ o procinetici per aumentare il tono del Les”.

Quanto agli stili di vita che possono mettere a rischio di Mrge, “consigliare di modificare le abitudini sbagliate”, ha sottolineato Vakil, “è qualcosa che ormai i medici fanno perché di moda.
A meno che un paziente non sia molto in sovrappeso, fumi e beva con costanza e si alimenti in maniera davvero sbilanciata, possiamo invece dire che la Mrge, eliminati i piccoli vizi, non migliora. Detto questo è importante notare che in America ci stiamo sempre più concentrando sul nesso fra reflusso e obesità”.

Per quanto riguarda infine le alternative ai farmaci, nei pazienti giovani con un disturbo grave e recidivante, è indicato l’intervento detto “di fundoplicatio”: il chirurgo ripiega parte del fondo gastrico intorno alla parte terminale dell’esofago per aumentare il tono del Les. Leggi: Reflusso gastrico? Così lo metti k.o.
Oggi questa operazione si effettua prevalentemente per via endoscopica e non provoca dunque gli effetti collaterali legati a tagli e ferite da sutura.

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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