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Uomo-robot: arriva la mano artificiale che fa sentire il tatto

Può una mano artificiale-robot far sentire al nostro cervello  il senso del tatto come una mano naturale? La risposta che fino a  poche settimane fa era decisamente negativa, ha nel 2018 una risposta finalmente positiva ed incoraggiante grazie ad un risultati straordinario messo a punto dalla collaborazione di scienziati e medici di tre città: Roma, Losanna e Pisa.

E’ successo infatti che la signora Almerina Mascarello, una donna di un paesino vicino Vicenza, si  sia candidata anni fa a partecipare ad un esperimento pilota condotto dal Policlinico Gemelli di Roma, dalla Scuola Superiore S. Anna di Pisa e da un centro studi svizzero di Losanna per tentare di costruire una mano bionica, ovvero robotizzata, che consentisse di percepire  le sensazioni tattili di oggetti afferrati e trasmetterle al cervello restituendo uno   dei cinque sensi che caratterizzano gli esseri umani.

L’esperimento ha dato finalmente risultati positivi e segna un passaggio epocale in quello che i tecnologi chiamano  il ”rapporto uomo-macchina” e che i medici considerano  un traguardo riabilitativo che restituisce sensazioni vitali a pazienti senza un arto.

 

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Come funziona la mano bionica
La protesi è la prima da poter utilizzare all’esterno e in grado di dare autonomia al portatore.
Inoltre viene azionata  attraverso gli impulsi cerebrali trasmessi ad un robot contenuto in uno zainetto.
In pratica le macro operazioni sono 3:

  1.  la mano bionica afferra un oggetto;
  2. i sensori posti nella mano recepiscono informazioni sotto forma di impulsi elettrici  dall’oggetto afferrato grazie ad elettrodi impiantati nei muscoli del braccio e le trasmettono  al computer posto nello zainetto;
  3. il computer trasforma queste informazioni in segnali sensoriali che vengono trasmessi alla zona del cervello deputata recepire  il senso del tatto.

 

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