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Se curi le lenti a contatto, curi la salute

Pratiche, supertecnologiche e capaci di risolvere qualsiasi problema. Le lenti a contatto sono ormai inseparabili compagne di vita per circa 2 milioni di persone in Italia. Un autentico esercito, come conferma una recente indagine condotta da Nextplora per la Società oftalmologica italiana (Soi), fatto per due terzi da donne tra i 25 e i 34 anni. Attenzione, però: il grosso di questi portatori di lenti a contatto correttive (l’80%) non le cura come dovrebbe. E non rispettare le norme di igiene che questi presidi sanitari richiedono, alza il pericolo di andare incontro a problemi invalidanti e, qualche volta, irreversibili.

Nei casi più seri, come le lacerazioni o la cheratite microbica – una grave infezione della cornea derivante da traumi, malattie croniche dello strato più superficiale dell’occhio, immunodeficienze e anche dall’uso errato di lenti a contatto – l’unica soluzione resta quella del trapianto di cornea. Con tempi di recupero molto lunghi, limitazioni all’attività fisica e necessità di evitare in qualsiasi modo il rischio di traumi, cose queste assai pesanti da seguire soprattutto per i più giovani. 

Il fatto è che la grande diffusione delle lenti a contatto e il loro costante miglioramento con le varie opzioni possibili (rigide o semirigide, morbide o colorate) le ha rese talmente utili per una grande quantità di persone che si è finito per perdere quasi totalmente il concetto di presidio sanitario: talvolta vengono addirittura usate senza prescrizione medica.

Sotto accusa i giovani, troppo spesso portati a sottovalutare la necessità di curare con molta attenzione le lenti: “E invece”, spiega il professor Emilio Balestrazzi, direttore della Clinica oculistica del Policlinico Genelli di Roma e presidente della Società italiana trapianto di cornea (Sitrac), “dovrebbero essere molto meno disattenti: mai lavarle con l’acqua corrente né farci il bagno al mare o la doccia, mai indossarle di nuovo dopo averle tolte senza prima averle pulite, preferire gli occhiali alla prima sensazione che c’è qualcosa che non va…”.

Il fatto è che i giovani sono superficiali al punto da scambiarsi le lenti colorate – magari in discoteca o a una festa – senza le necessarie precauzioni igieniche: “Sottoponendosi così a un grave rischio di infezione e di contagio, problema questo reso più rischioso dall’uso di sostanze stupefacenti o alcol, che diminuiscono la sensibilità e la sensazione di fastidio delle lenti sporche o non disinfettate”.

Redazione Staibene

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