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Se il gatto è in casa, l’infarto non entra

Indagine Usa: gli animali domestici fanno abbassare del 30% il rischio di attacchi di cuore. Perché alleviano ansie e stress

Bisognerà  pure cambiargli la sabbia nella vaschetta, dargli da mangiare, curarlo e coccolarlo (pur senza esagerare). Ma le piccole incombenze che accompagnano l´arrivo di un gatto in casa sono compensate più che abbondantemente dai vantaggi dimostrati da una recente indagine su quattromila cittadini statunitensi, presentata all´ultimo congresso dell´American Stroke Association a New Orleans.

Di cosa si tratta? Un gatto in casa fa calare di un terzo il rischio di restare vittima di infarto. I ricercatori dell´università  del Minnesota hanno utilizzato i dati di un grande studio sulla salute effettuato dal governo americano negli anni ´80, isolando 4235 soggetti tra i 30 e i 75 anni di cui 2235 avevano un gatto in casa mentre 2000 non avevano animali. Analizzando le cause di morte nei 10 anni successivi, è emerso che la probabilità  dei soggetti studiati di avere un attacco di cuore era inferiore del 30% in chi possedeva un animaletto.
"Gli effetti dello stress e dell´ansia sui danni cardiovascolari sono noti", ha spiegato Adnan Qureshi, autore della ricerca, "e gli animali domestici offrono molti benefici nel contrastarli". Lo studio ha riguardato i gatti, ma secondo Qureshi, che ha un felino di nome Ninja, l´effetto è lo stesso anche per i cani: "Abbiamo dovuto escludere i cani perché non avevamo abbastanza soggetti", ha spiegato il ricercatore, "ma sono convinto che non ci siano molte differenze".

Redazione Staibene

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