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Tumore al colon, mai più il “sacchetto”

Una nuova tecnica chirurgica promette miglioramenti enormi per la qualità della vita dei pazienti

Per il momento è ancora in fase sperimentale. Ma quando la nuova tecnica chirurgica per il trattamento del tumore del colon retto in stadio non avanzato diventerà di routine, i miglioramenti per la qualità della vita dei pazienti saranno enormi. Perché eviterà le cicatrici sull´addome e l´uso del fastidioso "sacchetto".
Ad averla proposta, con uno studio pubblicato sulla rivista British Journal of Surgery, è l´équipe del professor Emanuele Lezoche, Direttore della Divisione di clinica chirurgica e tecnologie avanzate e del DAI di chirurgia del Policlinico Umberto I di Roma.

La tecnica
Il trattamento proposto dal professor Lezoche si avvale di un iter diagnostico-terapeutico multidisciplinare e utilizza per il trattamento chirurgico una tecnologia avanzata, mini invasiva, costituita da un rettoscopio.
L´approccio chirurgico avviene attraverso lo sfintere anale e risulta essere molto meno invasivo della chirurgia "open" o laparoscopica che utilizza come via di accesso la cavità addominale. Questo consente di ridurre i costi i giorni di degenza ed evita al paziente la necessità della stomia, cioè dell´apertura artificiale che porta all´utilizzo del sacchetto, e porta un miglioramento della qualità di vita e un più rapido ritorno all´attività lavorativa.

E per la sanità è un risparmio
"Questo tipo di intervento", ha detto il direttore generale del Policlinico Umberto I, Domenico Alessio, "non solo migliora la qualità di vita del paziente e dei suoi familiari, ma va ad incidere anche sulla politica economica regionale ed aziendale, in quanto va ad abbattere tutta una serie di costi, che portano a un risparmio complessivo di 7.850 euro a paziente".

Redazione Staibene

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