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“Tumore al seno, l’arma vincente è la diagnosi precoce”

Di cancro alla mammella ci si ammala di più, ma si muore di meno. Abbiamo chiesto al Professor Francesco Schittulli, senologo-chirurgo oncologo di larga fama e Presidente della LILT, impegnata ogni anno con la alla sensibilizzazione delle donne per la diffusione della cultura della prevenzione come metodo di vita, di chiarircene gli aspetti meno conosciuti e di illustrarci le nuove strategie per vincere la malattia.

Quante sono le donne che ogni anno si ammalano di tumore al seno?
In Italia si stimano in circa 46 mila i nuovi casi annui di cancro della mammella. Negli ultimi dieci anni si è registrato un sensibile aumento dell’incidenza del tumore al seno, pari a circa il 14%.

Il tumore alla mammella è sempre ai primi posti per mortalità?
Il tumore al seno è ancora il "big killer n° 1" per il genere femminile, soprattutto per le donne di fascia compresa tra i 35 ed i 60 anni. Vi sono però alcuni dati incoraggianti e più che positivi.  Infatti nonostante l’incidenza di questa patologia sia crescente, si registra tuttavia una sia pur lenta ma continua diminuzione della mortalità.

A cosa si deve questa diminuzione?
Certamente ad una corretta informazione e ad una maggiore sensibilizzazione delle donne verso la prevenzione e la diagnosi precoce. La donna oggi sa che prima scopre il tumore, maggiore è la possibilità di guarigione, peraltro con trattamenti sempre più conservativi.

Perché oggi si muore di meno di cancro al seno?
Per tre motivi fondamentali legati:  1) alla disponibilità di una tecnologia diagnostica strumentale molto più attenta, precisa, puntuale, sofisticata, raffinata ( dovuta alla evoluzione dell’imaging) che consente di scoprire lesioni tumorali minimali (addirittura di pochi millimetri), che registrano un grado di aggressività biologica ed un indice di malignità molto basso, con un processo di diffusione della malattia (metastasi) pressocchè nullo; 2) alla efficacia delle terapie innovative (farmaci intelligenti, a bersaglio); 3) alla maggiore conoscenza della problematica da parte delle donne, che oggi sanno di poter guarire da questa malattia in circa l’85% dei casi e, qualora il tumore venisse scoperto in fase iniziale (al di sotto del centimetro) la guaribilità salirebbe al 98%.

Quali sono gli esami a cui una donna dovrebbe sottoporsi con regolarità?
Un primo esame la donna lo può effettuare da sé con l’autopalpazione mensile (a partire dai 18-20 anni), una metodica finalizzata ad acquisire una maggiore coscienza della problematica e di conoscenza del proprio seno. Importante è la visita senologica con l’ecografia, consigliabile annualmente a  partire dai 25 anni di età. Altrettanto consigliabile e fondamentale è inoltre l’esecuzione annuale della mammografia  a partire dai 40 anni (sempre accompagnata dalla visita senologica e dall’ecografia).

La mammografia è un esame a carico del Sistema Sanitario Nazionale?
Sì, per le donne tra i 50 e i 69 anni, invitate a sottoporsi al test ogni due anni.
E’ comunque bene attenersi a quanto innanzi detto, sottoponendosi con regolarità a controlli clinico-strumentali, visto che si registra un aumento di casi di tumore al seno (oltre il 30%) tra le giovani donne, in pre-menopausa (categoria esclusa dai controlli gratuiti). Ecco perché la LILT si fa promotrice ed auspica che questi programmi di screening possano essere estesi anche a donne dai 40 anni in su, con cadenza annuale.

Redazione Staibene

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