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Tumore al testicolo? Chi va in bici rischia di più

C’è un nesso tra ciclismo e tumore al testicolo? Dopo il ritiro dal Tour de France di Ivan Basso fioccano le domande. Qui trovi tute le risposte.

Ad Ivan Basso, campione italiano di ciclismo, è costato il ritiro dal Tour di France, così come prima di lui era accaduto a Lance Armstrong, altro noto ciclista.  Entrambi colpiti da tumore al testicolo ed entrambi ciclisti. C’è dunque un nesso  diretto tra ciclismo e cancro al testicolo?

Giorgio Franco, presidente della società italiana andrologia lo esclude, ma certo le coincidenze sono molte  e non tutti i medici sono pronti a minimizzare il rischio di un legame tra le due cose.

Gabriele Antonini, per esempio, urologo e andrologo presso il Policlinico Umberto I di Roma,  pur convinto  che una correlazione diretta tra ciclismo e tumore al testicolo sembra difficile, ammette però che “ i continui microtraumi a livello scrotale possono, alla lunga, determinare infiammazioni che potrebbero favorire la comparsa di una patologia anche grave. Infiammazioni ricorrenti come le orchiti o le epididimiti, potrebbero diventare pericolose e incentivare malattie più gravi».  

Il rischio ai testicoli che viene dal sellino

Che la bicicletta, ed in particolare il sellino delle bici fosse particolarmente rischioso per  i ciclisti era noto da tempo e lo dimostra la vasta gamma di sellini per bici pubblicizzate con ricchezza di dettagli sulle funzioni di prevenzione soprattutto di danni alla prostata. Nel caso di ciclisti appassionati o professionisti poi, quelli che pedalano intensamente e con forza e che vestono abiti particolarmente attillati nella zona inguinale , dello scroto e dei testicoli, al rischio sellino di aggiunge anche il rischio compressione esercitato appunto dall’abbigliamento tecnico per ciclisti.

La questione non è di poco conto perché  il testicolo è l’organo  che consente all’uomo la produzione di spermatozoi, nel’immaginario maschile, il tumore al testicolo è come  il tumore al seno per  l’immaginario femminile. Non è soltanto una malattia grave che colpisce un organo umano; è di più, una malattia che colpisce funzioni-simbolo di genere, riproduttiva, legata alla sfera della sessualità, della procreazione,  dell’allattamento (nella donna), cioè a tutti quegli ambiti che costituiscono il simbolo della femminilità da un lato o del virilità dall’altro.

I sintomi del tumore al testicolo

 Il cancro al testicolo è un fenomeno  serio perché è la forma più diffusa di tumore  tra i giovani, dai 18 ai 40 anni. Deriva da una degenerazione delle cellule anche di uno solo dei testicoli. I casi  non sono pochi  e i numeri impressionanti: 2.200 circa ogni anno in Italia. Ma la circostanza positiva è che se diagnosticato e curato precocemente il tumore al testicolo guarisce nel 90% dei casi.

Il fatto è che non si preannuncia, ed i sintomi si manifestano quando è già presente. Per riconoscerlo bisogna fare attenzione  dunque ai seguenti sintomi:
1.     gonfiore di un testicolo rispetto all’altro;
2.     maggior peso di un testicolo rispetto all’altro;
3.     maggior dimensione di un testicolo rispetto all’altro;
4.     dolore acuto di un testicolo

La diagnosi viene fatta con una ecografia  dello scroto ed il dosaggio di alcuni marcatori, i quali rivelano subito la presenza o meno del tumore.

Come si cura il tumore al testicolo

Se scoperto nella sua fase iniziale e limitato al solo  testicolo,  si procede all’asportazione del tumore, con un intervento chirurgico. Il medico poi decide se è necessaria anche qualche seduta di radioterapia per eliminare  tracce possibilmente sospette rimaste dopo l’intervento.

Se scoperto con qualche ritardo, e dunque con  il tumore in una fase più avanzata, si deve invece ricorrere alla chemioterapia, tenendo presente tuttavia – ed è un elemento positivo – che questo tipo di tumore è molto sensibile agli effetti dei farmaci, con cui si ottengono quindi ottimi risultati.

Con i farmaci guarisce anche il 60-70% dei casi di malattia già disseminata, a cui va aggiunto un 10-20% di pazienti guariti definitivamente dopo l’asportazione di tumori rimpiccioliti precedentemente con la chemioterapia. In entrambi i casi, comunque, è necessario farsi controllare molti anni dopo la cura.

Negli stadi più avanzati, invece, con metastasi ai linfonodi dell’addome oppure in altri organi, la chemioterapia  non guarisce ma tiene sotto controllo la malattia. In questo caso però  dopo l’asportazione del testicolo viene inserita una protesi che consente di mantenere l’aspetto estetico dello scroto.

Cosa accade alla fertilità maschile

Nel caso di intervento chirurgico in fase precoce, con la guarigione,  il testicolo sano che resta dopo l’asportazione di quello malato, è più che sufficiente alla produzione di spermatozoi e dunque la fertilità  non subisce menomazioni.

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Redazione Staibene

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