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Un italiano su due ha il fegato grasso. Ecco perchè

Con i suoi quattro milioni di pazienti, il nostro Paese è al primo posto in Europa per numero di persone affette da epatopatie di diversi tipi. Come tornare in forma.

Non si sa se per colpa della politica, delle troppe tasse o delle liti continue ( in condominio, in auto, in fila alla Posta) ma un fatto è certo: gli italiani sono al primo posto in Europa per il mal di fegato.
 Con i suoi quattro milioni di pazienti, il nostro Paese è al primo posto in Europa per numero di persone affette da epatopatie di diversi tipi.
Non solo: un italiano su due ha il fegato grasso, nel 25% dei casi a causa di obesità, diabete, colesterolo alto e altri disturbi metabolici.
Ma non è il caso di disperare: nella maggior parte dei casi, per farlo tornare in forma bastano una dieta sana e una vita attiva. A fotografare questa realtà, il 39° meeting annuale dell’Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), a Roma.

“Questo problema, che può dipendere da un eccessivo accumulo di grasso nell´organo (steatosi epatica), va considerato come un campanello dall’allarme per altre patologie, tra cui quelle cardiovascolari”, ha spiegato il dottor Stefano Bellentani, dell’ospedale di Carpi (Modena). “Può portare, poi, a pericolose malattie epatiche come la steatoepatite non alcolica (epatite non causata né da alcol né da virus)”.

Ma non tutto è perduto. Infatti, rassicurano gli esperti, l’ingrossamento del fegato può regredire, ma perché ciò avvenga è necessario adottare stili di vita corretti, muoversi e mangiare bene.

La patologia non interessa solo gli adulti. I più esposti sono gli obesi (oltre il 95% di loro ha il fegato ingrossato) e i pazienti con malattie metaboliche come il diabete (il 75-80% dei diabetici accusa questo problema) o l’insulino-resistenza.

La steatosi può evolvere verso processi infiammatori o necrotici (steatoepatite non alcolica), “ma è benigna e reversibile quando si decide di adottare stili di vita corretti: solo in un caso su dieci evolve verso cirrosi e cancro”.

Ma come scoprire questo disturbo? “Bastano una biopsia e una semplice analisi del sangue per controllare la misura della movimentazione delle transaminasi (ossia degli enzimi epatici) per diagnosticare la malattia”, ha spiegato Bellentani.
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Redazione Staibene

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