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Varice

È la dilatazione più o meno cospicua che può formarsi in uno o più punti di una vena; questo sfiancamento della parete, che forma una «sacca» può essere dovuta a fattori congeniti, ad infezioni locali, a traumatismi. Una delle cause più frequenti è rappresentata – negli arti inferiori nei quali le varici sono più frequenti – dall’insufficienza di valvole venose (spesso secondaria a tromboflebite), per cui su di un determinato segmento venoso grava una maggiore quantità di sangue. Anche in gravidanza è frequente la formazione di varici degli arti inferiori. Le varici sono favorite dalla stazione eretta prolungata e ad esse sono particolarmente esposti i cuochi, i camerieri, i dentisti, i chirurghi, i vigili urbani, le donne di casa. Complicazioni sono date dalla formazione di trombi e dall’infezione del sacco che costituisce la varice (TROMBOSI, tromboflebite, V. FLEBITE). La diagnosi diviene ovvia quando le varici si rendono evidenti, specie quelle che interessano le vene superficiali degli arti inferiori dove appaiono come dei lunghi cordoni nodosi e tortuosi, di colore bluastro, talvolta dolorosi spontaneamente o alla palpazione. Il trattamento va stabilito caso per caso dallo specialista. La terapia sclerosante, un tempo molto diffusa, consiste nell’iniettare nella vena sostanze irritanti, tali da indurre una flebite chimica con conseguente retrazione e collabimento delle pareti della vena. A questa terapia si ricorre in genere per le varici di media grandezza, quando le valvole sono ancora pertinenti, e quando l’intervento chirurgico è controindicato, come in caso di età avanzata, di condizioni fisiche precarie, di rifiuto dell’intervento da parte del paziente. Controindicazioni alla cura sclerosante sono la gravidanza, la prolungata degenza a letto, l’ipertensione e il diabete non controllato. L’intervento chirurgico più radicale che viene eseguito sulle vene varicose è lo stripping, cioè l’estrazione per via sottocutanea della lunga vena safena (che decorre lungo la gamba) mediante «strappamento» con fleboestrattore (stripper), previa legatura e sezione delle vene collaterali. Allo stripping si ricorre quando la varice è complicata da tromboflebite, se il dolore è intenso e l’arto molto tumefatto. La terapia farmacologica è considerata di supporto alle altre forme di trattamento, e viene effettuata con farmaci intesi ad aumentare il tono della parete venosa (escina, rutina, fosfatidilcolina). La terapia contenitiva è invece basata sull’uso di calze elastiche con compressione gradualmente decrescente verso l’alto, da indossare al mattino e da togliere la sera prima di coricarsi. Tuttavia un trattamento sclerosante o chirurgico che non sia seguito da un adeguato stile di vita attiva non potrà mai risultare soddisfacente: vi sono donne che, sottoposte ambulatoriamente a terapia sclerosante, se ne tornano a casa e continuano la vita abituale, senza preoccuparsi di fare quei 5-6 chilometri a piedi al giorno utili a che il trattamento dia i suoi frutti. Lo stesso vale per il trattamento termale: non è tanto che «le acque» facciano bene alla parte trattata, quanto che in una stazione termale la persona trova l’ambiente più adatto per compiere lunghe passeggiate all’aria aperta. È proprio l’attività fisica come il camminare, il correre, il salire le scale, l’andare in bicicletta che, se da un lato convalida gli effetti di un trattamento medico o chirurgico, dall’altro assicura l’efficienza di quel «ritorno venoso» il cui deficit (specie se associato ad una debolezza congenita della parete venosa) è alla base della formazione della varice. Il successo del trattamento dipende dalla precocità della diagnosi e quindi in gran parte dal tempo della sua istituzione.

Redazione Staibene

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